ComunicatiMedia

ARTICOLO – “L’ultimo scatto per il gigante Lorenzo De Luca”

ARTICOLO – Fonte: Acsi Ciclismo Venezia. Grazie! FOTO – Fonte: Trevisan Giampaolo. Grazie!

E con lui se ne va un pezzo di storia del ciclismo amatoriale, un maestro di sport e, prima ancora, un maestro di vita.

Nel 2024 aveva festeggiato i 50 anni della sua società ciclistica, quel sodalizio che portava con orgoglio il suo nome e che, per mezzo secolo, ha fatto pedalare generazioni intere. Lorenzo era uno di quelli che al mattino si svegliavano già con la testa sulle strade da percorrere e con il cuore rivolto agli amici.

Perché sì, in cinquant’anni ha sempre saputo trovare amici veri e sponsor affezionati: gente che credeva in lui, nella sua visione, nella sua ostinata voglia di far crescere lo sport che amava. Aveva un’impresa edile, lavorava duro, e la sua ricchezza non l’ha mai tenuta stretta per sé: la condivideva con i ciclisti, con la sua squadra, con le persone che gli stavano accanto. Organizzava eventi, gare, trasferte… e spesso ci metteva del suo, senza nemmeno farsi notare.

Le vittorie e la gloria

La società ciclistica De Luca ha collezionato vittorie memorabili: campionati di ogni livello e, soprattutto, quegli splendidi trionfi ripetuti nella Coppa del Mondo a St. Johann in Tirol, che per lui erano quasi un appuntamento annuale con la gloria.

Ma ciò che davvero rendeva unico quel gruppo erano le feste nella sua taverna, i ritrovi, le tavolate dove mostrava trofei e maglie. Lorenzo aveva inventato – sì, inventato – il “terzo tempo” del ciclismo: il momento in cui si smetteva di correre e si iniziava a vivere, con un bicchiere di vino in mano e le storie di giornata pronte a volare leggère nell’aria.

Nel 2007 diede il via al progetto del Trofeo MTB Nordest, un circuito che portò la mountain bike in posti nuovi, tra sentieri ancora tutti da scoprire. Era un’avventura che solo uno come lui poteva immaginare: tappe curate in ogni dettaglio, pensate e organizzate personalmente, con quella sua miscela di precisione e passione che lo rendeva unico.

La pista di Portogruaro

E poi c’era la pista di Portogruaro: la sua seconda casa.

Chi lo conosceva davvero sapeva che, appena aveva un attimo libero, lo si poteva trovare lì, con le mani sporche di polvere o di cemento, intento a sistemare le piccole crepe che il tempo apriva sulla pista. Non sopportava l’idea che un atleta potesse rischiare un colpo di pedale per un dettaglio trascurato. Per lui quella pista era un tempio, e come tale la custodiva.

Sotto la sua guida, i suoi uomini conquistarono tanti titoli italiani, e non solo in pista. Le vittorie arrivavano ovunque, su strada e tra i boschi, in Italia e all’estero. Lorenzo era così: ai suoi occhi, ogni maglia tricolore, ogni podio, ogni coppa era soprattutto una conferma di aver costruito qualcosa di vero, di solido, di umano.

E cosa rimane, adesso?

Rimane un tesoro. Un archivio fotografico immenso: montagne di stampe, perché prima del digitale Lorenzo stampava tutto, ogni scatto, ogni traguardo, ogni sorriso impolverato di una gara del weekend. Un archivio vivo, pulsante, che oggi merita di essere custodito con rispetto e trasformato – un giorno – in una grande mostra fotografica lunga 50 anni.

Era il sogno di Lorenzo: una mostra che racconti ciò che lui ha fatto per il ciclismo, ma soprattutto ciò che era: un uomo che vedeva il mondo attraverso una lente, cercando sempre la bellezza nella fatica e nella gioia degli altri.

Poi, due anni fa, la memoria ha iniziato a sfuggirgli, come una strada che si perde tra le curve. Un dolore silenzioso, perché il suo cuore invece continuava a pedalare, a battere per quello sport che non aveva mai smesso di amare.

Oggi lo ricordiamo così

Il sole negli occhi e la macchina fotografica al collo.

Ricordiamo un uomo che non ha semplicemente organizzato gare, ma ha costruito legami; non ha solo vinto trofei, ma ha acceso passioni; non ha solo pedalato, ma ha insegnato a pedalare anche a chi non credeva più di poterlo fare.

Lorenzo De Luca rimane nelle sue foto, nei suoi sorrisi catturati su carta, nelle storie che ha fatto nascere.

E soprattutto rimane sulla strada, dove ogni ciclista, passando, potrà sentirsi un po’ meno solo.

Ciao Lorenzo

ANNUNCIO Inserisci il tuo annuncio
Pulsante per tornare all'inizio